Ed eccoci giunti al passo finale.
Prima di lasciarvi alla lettura voglio spiegarvi alcune cose.
Le prime due parti sono state scritte quando ero influenzato, e si vede :-D
Questa ultima parte è più fresca, forse si nota, forse no, pazienza.
Volevo avvisarvi che questo racconto avrà un seguito, le tracce ci sono, nella mia mente, non su carta,quindi non aspettatevi di leggerlo presto, passerà del tempo.
Diciamo che inizierò a lavorarci quando finirà questa maledetta ed infernale estate che odio con tutto me stesso.
Ok, basta ciarle, a voi la mannaia del giudizio ^_^
Se volete ascoltare la musica che ho scelto sapete come fare ;-)
Stag
(3a ed ultima parte)
“Vi prego, non fatemi del male, non ho altre monete, oggi la locanda ha lavorato poco”
Estrassi immediatamente la spada.
Mi voltai verso Stag, anche lei aveva armato il suo braccio, mi indicò il tavolo vuoto dove in precedenza erano seduti i quattro sconosciuti: le loro sacche erano sotto le panche!!!
La donna si mosse svelta in direzione della cucina, ma la fermai appena in tempo.
“No, lo spazio lì dentro è troppo angusto, non possiamo affrontarli liberamente”
“Infatti vi uccideremo in questa sala spaziosa,ahahahahah!!!
Era la voce di uno dei quattro briganti.
Uscirono dalla cucina armati di spade, uno di loro spintonò violentemente il locandiere che ruzzolò dietro il bancone.
Vestivano con abiti pesanti e sporchi, i capelli lunghi erano legati con degli strani lacci intrecciati, forse simbolo d’appartenenza.
Notai la fattura delle loro armi: lavoro di basso livello, le lame erano a tratti arrugginite e dal filo rovinato,
Farsi colpire anche solo di striscio avrebbe significato passare giorni e giorni di sofferenza, curando qualche strana infezione che avrebbe aggredito subito la ferita.
Stag si posizionò alle mie spalle, forse aveva in mente qualcosa per affrontare i quattro.
Il più alto dei briganti ci indicò con la spada…

“Dateci tutto quello che avete, monete ed armi,adesso”
“Strapperai la spada dalla mia mano solo dopo avermi ucciso. Stag,buttiamoli fuori di qui”
Qualcosa mi colpì violentemente alla testa e caddi.
Prima di svenire riuscii a percepire alcune parole.
“Stag, dovevi ucciderlo”
“No, non merita di morire”
“Lui no…”
Buio.
… …
Mi risvegliai con un terribile mal di testa, dovuto al colpo ricevuto; con le dita sfiorai la ferita al capo, era gonfia e pulsante.
Mi trovavo sulla riva di un fiume, poco lontano dalla locanda.
Conoscevo il locandiere, non amava avere guai nel suo piccolo regno,, non potevo biasimarlo; sicuramente era stato lui a portarmi fin lì, aiutato da qualcuno.
Mi alzai barcollando un po’ e mi avvicinai al fiume; immersi le mani nell’acqua fresca e diedi un minimo di refrigerio al viso e alla ferita.
Poi mi accorsi, con grande amarezza, che mi avevano rubato la spada.
Erano sparite anche le monete, ma non erano importanti.
Stag…
Era stata lei a colpirmi alle spalle, faceva parte del gruppo di briganti!!!
La rabbia invase le mie viscere come lava bollente, tramutandole in locuste impazzite.
Avevo donato un po’ del mio amore ad una persona che si era poi rivelata una serpe, prendendosi gioco di me.
Presi a camminare nervosamente lungo l’argine del fiume, dovevo liberare la mente dai pensieri vendicativi chi si stavano radicando in essa.
Stag…
Avrei dovuto provare solo odio per lei, ma non ci riuscivo; avevo ancora i suoi occhi impressi a fuoco nei miei.
Non erano occhi da assassina, c’era amore in loro mentre parlavamo alla locanda.
In un altra occasione, forse, sarebbe…
Maledetti briganti, ero pronto a cercarli; avrei fatto penzolare le loro carcasse sanguinolente dai rami della quercia più alta; e avrei liberato Stag da quella vita, ero sicuro che mi avrebbe seguito.
La rabbia crebbe, divenne ira: afferrai una pietra e la scaraventai in acqua…
E fu allora che lo vidi!!!
Un corpo giaceva riverso sulla pancia, per metà in acqua e metà sulla riva; un grande pugnale era infilzato sulla schiena, la morte aveva colpito di nuovo a tradimento.
Rovesciai il corpo e quando lo riconobbi, il cuore mi schizzò in gola come un tizzone ardente.
Era Stag!!!
Mi bastarono pochi attimi per capire: lei non aveva voluto uccidermi alla locanda, per questo era stata punita dai suoi complici.
Il mio sguardo assente si posò sull’acqua del fiume, che scorreva lenta; averi voluto trovarmi lontano da quel posto,da tutto e tutti, lontano dall’amore e dalla morte.
Due lacrime solcarono il mio volto…una dedicata all’amore tradito, una alla morte traditrice.
Accarezzai dolcemente il viso di Stag, e lei aprì gli occhi.
“Druido…io…io non volevo…”
“Stag!!! Sei viva, non parlare, ti porterò nella Magica Foresta dei Druidi ti guariranno e comincerai una nuova vita, te lo prometto”
“No Druido, non c’è più tempo, ormai è tardi, tutti mi ricorderanno come una ladra. La vita sta abbandonando il mio corpo…baciami per l’ultima volta”
Le nostre labbra si incontrarono solo per un breve attimo, poi parlò ancora…
“Druido…io ti amo…”
Chiuse gli occhi.
“Stag!!! Staaaaaaaaaaaaaag!!!”
L’abbracciai forte, come a volerle infondere parte della mia vita, ma fu tutto inutile, quei dolci occhi non si aprirono più.
Mi alzai e trascinai il suo corpo verso il centro del fiume, le baciai la fronte e la abbandonai alla corrente.
La donna che avevo amato per pochi, indimenticabili momenti, venne portata via dai miei occhi, dal mio cuore e dalla mia anima.
Piansi ancora…
L’avrei vendicata, al momento opportuno quei codardi che l’avevano uccisa avrebbero pagato a caro prezzo il loro gesto.
Addio, dolce Stag, addio...
Fine
Tutti i diritti riservati©
Prima di lasciarvi alla lettura voglio spiegarvi alcune cose.
Le prime due parti sono state scritte quando ero influenzato, e si vede :-D
Questa ultima parte è più fresca, forse si nota, forse no, pazienza.
Volevo avvisarvi che questo racconto avrà un seguito, le tracce ci sono, nella mia mente, non su carta,quindi non aspettatevi di leggerlo presto, passerà del tempo.
Diciamo che inizierò a lavorarci quando finirà questa maledetta ed infernale estate che odio con tutto me stesso.
Ok, basta ciarle, a voi la mannaia del giudizio ^_^
Se volete ascoltare la musica che ho scelto sapete come fare ;-)
Stag
(3a ed ultima parte)
“Vi prego, non fatemi del male, non ho altre monete, oggi la locanda ha lavorato poco”
Estrassi immediatamente la spada.
Mi voltai verso Stag, anche lei aveva armato il suo braccio, mi indicò il tavolo vuoto dove in precedenza erano seduti i quattro sconosciuti: le loro sacche erano sotto le panche!!!
La donna si mosse svelta in direzione della cucina, ma la fermai appena in tempo.
“No, lo spazio lì dentro è troppo angusto, non possiamo affrontarli liberamente”
“Infatti vi uccideremo in questa sala spaziosa,ahahahahah!!!
Era la voce di uno dei quattro briganti.
Uscirono dalla cucina armati di spade, uno di loro spintonò violentemente il locandiere che ruzzolò dietro il bancone.
Vestivano con abiti pesanti e sporchi, i capelli lunghi erano legati con degli strani lacci intrecciati, forse simbolo d’appartenenza.
Notai la fattura delle loro armi: lavoro di basso livello, le lame erano a tratti arrugginite e dal filo rovinato,
Farsi colpire anche solo di striscio avrebbe significato passare giorni e giorni di sofferenza, curando qualche strana infezione che avrebbe aggredito subito la ferita.
Stag si posizionò alle mie spalle, forse aveva in mente qualcosa per affrontare i quattro.
Il più alto dei briganti ci indicò con la spada…

“Strapperai la spada dalla mia mano solo dopo avermi ucciso. Stag,buttiamoli fuori di qui”
Qualcosa mi colpì violentemente alla testa e caddi.
Prima di svenire riuscii a percepire alcune parole.
“Stag, dovevi ucciderlo”
“No, non merita di morire”
“Lui no…”
Buio.
… …
Mi risvegliai con un terribile mal di testa, dovuto al colpo ricevuto; con le dita sfiorai la ferita al capo, era gonfia e pulsante.
Mi trovavo sulla riva di un fiume, poco lontano dalla locanda.

Mi alzai barcollando un po’ e mi avvicinai al fiume; immersi le mani nell’acqua fresca e diedi un minimo di refrigerio al viso e alla ferita.
Poi mi accorsi, con grande amarezza, che mi avevano rubato la spada.
Erano sparite anche le monete, ma non erano importanti.
Stag…
Era stata lei a colpirmi alle spalle, faceva parte del gruppo di briganti!!!
La rabbia invase le mie viscere come lava bollente, tramutandole in locuste impazzite.

Presi a camminare nervosamente lungo l’argine del fiume, dovevo liberare la mente dai pensieri vendicativi chi si stavano radicando in essa.
Stag…
Avrei dovuto provare solo odio per lei, ma non ci riuscivo; avevo ancora i suoi occhi impressi a fuoco nei miei.
Non erano occhi da assassina, c’era amore in loro mentre parlavamo alla locanda.
In un altra occasione, forse, sarebbe…
Maledetti briganti, ero pronto a cercarli; avrei fatto penzolare le loro carcasse sanguinolente dai rami della quercia più alta; e avrei liberato Stag da quella vita, ero sicuro che mi avrebbe seguito.
La rabbia crebbe, divenne ira: afferrai una pietra e la scaraventai in acqua…
E fu allora che lo vidi!!!
Un corpo giaceva riverso sulla pancia, per metà in acqua e metà sulla riva; un grande pugnale era infilzato sulla schiena, la morte aveva colpito di nuovo a tradimento.
Rovesciai il corpo e quando lo riconobbi, il cuore mi schizzò in gola come un tizzone ardente.
Era Stag!!!
Mi bastarono pochi attimi per capire: lei non aveva voluto uccidermi alla locanda, per questo era stata punita dai suoi complici.
Il mio sguardo assente si posò sull’acqua del fiume, che scorreva lenta; averi voluto trovarmi lontano da quel posto,da tutto e tutti, lontano dall’amore e dalla morte.
Due lacrime solcarono il mio volto…una dedicata all’amore tradito, una alla morte traditrice.
Accarezzai dolcemente il viso di Stag, e lei aprì gli occhi.
“Druido…io…io non volevo…”
“Stag!!! Sei viva, non parlare, ti porterò nella Magica Foresta dei Druidi ti guariranno e comincerai una nuova vita, te lo prometto”
“No Druido, non c’è più tempo, ormai è tardi, tutti mi ricorderanno come una ladra. La vita sta abbandonando il mio corpo…baciami per l’ultima volta”
Le nostre labbra si incontrarono solo per un breve attimo, poi parlò ancora…
“Druido…io ti amo…”
Chiuse gli occhi.
“Stag!!! Staaaaaaaaaaaaaag!!!”
L’abbracciai forte, come a volerle infondere parte della mia vita, ma fu tutto inutile, quei dolci occhi non si aprirono più.
Mi alzai e trascinai il suo corpo verso il centro del fiume, le baciai la fronte e la abbandonai alla corrente.
La donna che avevo amato per pochi, indimenticabili momenti, venne portata via dai miei occhi, dal mio cuore e dalla mia anima.

L’avrei vendicata, al momento opportuno quei codardi che l’avevano uccisa avrebbero pagato a caro prezzo il loro gesto.
Addio, dolce Stag, addio...
Fine
Tutti i diritti riservati©
Dedicato al mio dolce angelo...
martellato da: Faus74 alle ore 23:53
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categoria:racconti, stag
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