Nome: Il Druido Un Druido moderno,con l'anima che viaggia nel passato, nel presente e nel futuro...
Le mie parole,i miei pensieri,vagando nella Magica Foresta dei Druidi.
Sussurri di follia
ON AIR *Death March*
*(Black Label Society)*
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"Dei della Guerra,io vi invoco,
la mia spada è al mio fianco.
Cerco una vita di onore,
libera dal falso orgoglio.
Farò schioccare la frusta
con un potente richiamo.
Che la morte arrivi se fallirò.
Gloria, grandezza, lealtà.
Ave, ave, ave."
Lampi Druidici
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Ok,ho aggiornato di nuovo il post,e son 3,amen!
Comunque ripeto che il blog ha deciso di prendersi una breve vacanza,ma il Druido no,lui c'è sempre,nonostante tutto...
Voi altri andate tutti in vacanza? Il Druido
Ed eccoci giunti al passo finale.
Prima di lasciarvi alla lettura voglio spiegarvi alcune cose.
Le prime due parti sono state scritte quando ero influenzato, e si vede :-D
Questa ultima parte è più fresca, forse si nota, forse no, pazienza.
Volevo avvisarvi che questo racconto avrà un seguito, le tracce ci sono, nella mia mente, non su carta,quindi non aspettatevi di leggerlo presto, passerà del tempo.
Diciamo che inizierò a lavorarci quando finirà questa maledetta ed infernale estate che odio con tutto me stesso.
Ok, basta ciarle, a voi la mannaia del giudizio ^_^
Se volete ascoltare la musica che ho scelto sapete come fare ;-)
Stag
(3a ed ultima parte)
“Vi prego, non fatemi del male, non ho altre monete, oggi la locanda ha lavorato poco”
Estrassi immediatamente la spada.
Mi voltai verso Stag, anche lei aveva armato il suo braccio, mi indicò il tavolo vuoto dove in precedenza erano seduti i quattro sconosciuti: le loro sacche erano sotto le panche!!!
La donna si mosse svelta in direzione della cucina, ma la fermai appena in tempo.
“No, lo spazio lì dentro è troppo angusto, non possiamo affrontarli liberamente”
“Infatti vi uccideremo in questa sala spaziosa,ahahahahah!!!
Era la voce di uno dei quattro briganti.
Uscirono dalla cucina armati di spade, uno di loro spintonò violentemente il locandiere che ruzzolò dietro il bancone.
Vestivano con abiti pesanti e sporchi, i capelli lunghi erano legati con degli strani lacci intrecciati, forse simbolo d’appartenenza.
Notai la fattura delle loro armi: lavoro di basso livello, le lame erano a tratti arrugginite e dal filo rovinato,
Farsi colpire anche solo di striscio avrebbe significato passare giorni e giorni di sofferenza, curando qualche strana infezione che avrebbe aggredito subito la ferita.
Stag si posizionò alle mie spalle, forse aveva in mente qualcosa per affrontare i quattro.
Il più alto dei briganti ci indicò con la spada…
“Dateci tutto quello che avete, monete ed armi,adesso”
“Strapperai la spada dalla mia mano solo dopo avermi ucciso. Stag,buttiamoli fuori di qui”
Qualcosa mi colpì violentemente alla testa e caddi.
Prima di svenire riuscii a percepire alcune parole. “Stag, dovevi ucciderlo”
“No, non merita di morire”
“Lui no…”
Buio.
… …
Mi risvegliai con un terribile mal di testa, dovuto al colpo ricevuto; con le dita sfiorai la ferita al capo, era gonfia e pulsante.
Mi trovavo sulla riva di un fiume, poco lontano dalla locanda.
Conoscevo il locandiere, non amava avere guai nel suo piccolo regno,, non potevo biasimarlo; sicuramente era stato lui a portarmi fin lì, aiutato da qualcuno.
Mi alzai barcollando un po’ e mi avvicinai al fiume; immersi le mani nell’acqua fresca e diedi un minimo di refrigerio al viso e alla ferita.
Poi mi accorsi, con grande amarezza, che mi avevano rubato la spada.
Erano sparite anche le monete, ma non erano importanti.
Stag…
Era stata lei a colpirmi alle spalle, faceva parte del gruppo di briganti!!!
La rabbia invase le mie viscere come lava bollente, tramutandole in locuste impazzite.
Avevo donato un po’ del mio amore ad una persona che si era poi rivelata una serpe, prendendosi gioco di me.
Presi a camminare nervosamente lungo l’argine del fiume, dovevo liberare la mente dai pensieri vendicativi chi si stavano radicando in essa.
Stag…
Avrei dovuto provare solo odio per lei, ma non ci riuscivo; avevo ancora i suoi occhi impressi a fuoco nei miei.
Non erano occhi da assassina, c’era amore in loro mentre parlavamo alla locanda.
In un altra occasione, forse, sarebbe…
Maledetti briganti, ero pronto a cercarli; avrei fatto penzolare le loro carcasse sanguinolente dai rami della quercia più alta; e avrei liberato Stag da quella vita, ero sicuro che mi avrebbe seguito.
La rabbia crebbe, divenne ira: afferrai una pietra e la scaraventai in acqua…
E fu allora che lo vidi!!!
Un corpo giaceva riverso sulla pancia, per metà in acqua e metà sulla riva; un grande pugnale era infilzato sulla schiena, la morte aveva colpito di nuovo a tradimento.
Rovesciai il corpo e quando lo riconobbi, il cuore mi schizzò in gola come un tizzone ardente.
Era Stag!!!
Mi bastarono pochi attimi per capire: lei non aveva voluto uccidermi alla locanda, per questo era stata punita dai suoi complici.
Il mio sguardo assente si posò sull’acqua del fiume, che scorreva lenta; averi voluto trovarmi lontano da quel posto,da tutto e tutti, lontano dall’amore e dalla morte.
Due lacrime solcarono il mio volto…una dedicata all’amore tradito, una alla morte traditrice.
Accarezzai dolcemente il viso di Stag, e lei aprì gli occhi.
“Druido…io…io non volevo…”
“Stag!!! Sei viva, non parlare, ti porterò nella Magica Foresta dei Druidi ti guariranno e comincerai una nuova vita, te lo prometto”
“No Druido, non c’è più tempo, ormai è tardi, tutti mi ricorderanno come una ladra. La vita sta abbandonando il mio corpo…baciami per l’ultima volta”
Le nostre labbra si incontrarono solo per un breve attimo, poi parlò ancora… “Druido…io ti amo…”
Chiuse gli occhi. “Stag!!! Staaaaaaaaaaaaaag!!!”
L’abbracciai forte, come a volerle infondere parte della mia vita, ma fu tutto inutile, quei dolci occhi non si aprirono più.
Mi alzai e trascinai il suo corpo verso il centro del fiume, le baciai la fronte e la abbandonai alla corrente.
La donna che avevo amato per pochi, indimenticabili momenti, venne portata via dai miei occhi, dal mio cuore e dalla mia anima.
Piansi ancora…
L’avrei vendicata, al momento opportuno quei codardi che l’avevano uccisa avrebbero pagato a caro prezzo il loro gesto.
Addio, dolce Stag, addio...
Le fornaci del Druido riaprono,tanto calore,tanto sudore,frustate agli schiavi che si rifiutano di lavorare, e tanta ma tanta acqua fresca.
Buona lettura :-)
Stag
(2a parte)
Una donna…
Nonostante l’abbigliamento pesante si muoveva sinuosa e con disinvoltura fra i tavoli.
Gli altri commensali non la degnarono di uno sguardo, intenti com’erano a divorare il loro cibo.
La donna si avvicinò al locandiere, scambiò qualche parola con lui e venne a sedersi al tavolo vicino al mio.
Quando tolse il cappuccio rimasi senza fiato: lunghi capelli d’oro contornavano un viso dolcissimo, gli occhi chiari vagavano annoiati da una parte all’altra del salone, la sua bocca carnosa invitava a commettere peccati indicibili…
Il suo sguardo incrociò il mio, cercai di guardare altrove, ma senza successo: la sua bellezza era tela di ragno, e io mi ritrovai ad interpretare il ruolo della mosca caduta in trappola.
Ci scambiammo un sorriso, e quello bastò a far cadere ogni residuo delle mie difese.
Mi sembrava di conoscerla da sempre, eppure ero certo di non averla mai incontrata prima di allora.
La magia del momento fu spezzata dall’arrivo del locandiere, che posò sul tavolo della nuova arrivata una tisana fumante, pane e carne arrostita.
Iniziò a mangiare voracemente, mentre io scostai la ciotola del mio cibo e rimasi a guardarla, come inebetito.
Si accorse della mia insolenza, sorrise e salutò con una mano; ricambiai sorriso e saluto con un certo imbarazzo, mi sentivo come un ragazzino al suo primo vero innamoramento.
Mi piaceva, e non riuscivo a nasconderlo.
Si alzò dal suo posto, prese la ciotola della tisana e si diresse verso di me.
“Salve, posso sedermi?”
Annuii senza parlare.
Aveva un buon odore di rosa bianca, il manto era pulito, una spada non troppo lunga pendeva dalla cintola.
Ma era il suo sguardo a stupirmi più di ogni altra cosa, stranamente sentivo di potermi fidare di lei.
“Mi chiamo Stag, qual'è il tuo nome?”
“Non ne ho, tutti mi chiamano Il Druido”
“Vivi nella foresta qui vicino, vero?”
“Sì, e tu?”
“Vengo dall’ovest, dove vive il mio popolo”
“Sei qui per affari?”
“In un certo senso…sì. Diciamo che non sto attraversando un buon momento, e pensavo che dare la caccia a qualche brigante mi avrebbe fatto sentire meglio, oltre che guadagnare qualche moneta d’oro. Ma così non è, non mi sento affatto meglio”
Uhm…
“Nemmeno io vivo un periodo d’oro, ma non credo che la violenza possa spazzare via la sfortuna. A dir la verità avevo pensato anch’io di far lavorare la spada, ma sento di aver bisogno d’altro”
Feci per prendere la brocca d’acquavite, quando la mia mano sfiorò la sua…
I nostri occhi si legarono di nuovo, profondi, lesti ad esplorare anima e cuore, in una corsa senza tempo.
“Hai una famiglia che ti aspetta nella Magica Foresta?”
“Beh, se intendi una compagna e dei figli, no. Il mio popolo è la mia famiglia, vivo per loro, e loro per me. E tu? Avrai sicuramente un uomo ad attenderti sull’uscio di casa”
“L’avevo, ma è finita da tempo, non era amore vero il nostro”
Cosa stavo dicendo? Mi stavo perdendo in ciarle da comari pettegole!!!
“Perdonami Stag, non volevo…”
“Non preoccuparti, ormai è passato, non provo più alcun dolore. E’ stata un’esperienza che ha fortificato il mio essere, ora ho capito che per essere felice devo trovare un amore puro e sincero. Cos’è l’amore per voi Druidi?”
“Lo stai chiedendo alla persona sbagliata… Non è facile rispondere, è un sentimento alquanto strano. Mi sono accorto che più lo cerco e più esso mi sfugge, quindi credo sia meglio aspettare che arrivi da solo. Non è possibile descrivere bene l’amore, ognuno di noi potrebbe definirlo in maniera diversa, ecco perché noi Druidi passiamo poco tempo a studiare cause ed effetti che fanno palpitare il cuore. Noi amiamo IL SAPERE, e l’amore è sempre un tunnel ignoto. Quando arriva lo si vive e basta…e io ho urgente bisogno di viverlo, al più presto”
Ecco, come un pivello avevo calato la carta più alta alla prima occasione, mi ero esposto come un puledro di fronte alla giumenta, ma cosa mi stava accadendo? Perché di fronte a questa donna non riuscivo a nascondere nulla?
“Druido, hai forse paura di aver dimenticato come si ama una donna?”
“No, paura certo no. Ho timore solo di un certo tipo di solitudine, quella che ti lascia senza parole, quella inutile che non aiuta a creare, che non invoglia al sapere”
“Posso farti una domanda personale?”
“Certo”
“Tu…soffri nel vedere una coppia che si ama?”
Dritto al cuore, uno stiletto ben affilato che trafigge la carne come fosse burro…
“Sì, ne soffro, ma non per invidia. Credo che tutti soffrano alla vista della materializzazione del loro desiderio più impellente, e poi… Oh, perdonami, inizio i miei soliti vagabondaggi mentali, troppo spesso noiosi”
“Ho capito cosa intendi, non sono sciocca”
“No, non lo sei…”
La conversazione mi stava sfuggendo di mano, e io non amavo perdere il controllo della parola.
Mi alzai avvicinandomi ad una piccola finestra: ormai la pioggia era torrenziale, accompagnata da un forte vento e da tuoni impressionanti.
Mi voltai con l’intento di informare Stag delle pessime condizioni atmosferiche, quando…
Era dietro di me!!!
Osservai la sua bocca, i suoi occhi, il suo viso vicinissimo al mio…
Mi abbracciò delicatamente, le sue labbra incontrarono le mie, e mi persi immediatamente in lei.
Un buio dolce, senza alcun suono, se non i battiti furenti del mio cuore; la mia anima esplose in un boato estatico, lacerando la notte mentale con fumose spire dai colori accecanti.
Il suo sapore era nuova vita che scorreva in me, inebriandomi all’infinito.
Solo quando il contatto tra le nostre labbra s’interruppe, riuscii ad aprire gli occhi: mi sentivo come un vecchio Druido Sciamano che aveva masticato erba diavola per ore ed ore!!!
Mi accorsi che la locanda si era svuotata, non c’era più traccia dei quattro commensali, né del locandiere, stava lavorando in cucina, sentivo dei rumori provenire da quella parte.
Guardai Stag.
“Questo non è amore”
“No, è passione, e la passione può essere l’anticamera dell’amore”
Avvicinò la bocca al mio orecchio, e sussurrò molto lentamente.
“Voglio fare l’amore con te”
La osservai per un breve istante…
“Anche io…”
Rimasi stupito da quello che avevo appena detto!
Dalla cucina proveniva un fracasso enorme.
Guardai dì nuovo Stag.
“In questa locanda non ci sono camere per i viandanti, ma sono certo che il locandiere troverà un modo per sistemarci per la notte. Dai rumori che sento sembra voglia demolire la cucina, aspetta qui, vado a cercarlo”
Mi avviai verso il bancone, quando sentii una voce lamentosa…
E va bene,lo avete voluto voi,io volevo evitare :-D
Non pensate che per il fatto di avervi fatto attendere così tanto tempo,sia un capolavoro,anzi.
E poi è un racconto breve,quindi finirà...a breve :-D
Stag
(1a parte)
Era un freddo pomeriggio invernale, il cielo palesava chiaramente le sue intenzioni battagliere, carico com’era di nuvole nere che si contorcevano come empie bestie affamate.
Mi aggiravo ai confini della Magica Foresta dei Druidi, avevo bisogno di scaldare corpo ed anima, immediatamente: il primo con un ottimo bicchiere d’acquavite, la seconda scambiando qualche parola con altri esseri umani, purché sconosciuti.
La Locanda del Pescatore era il luogo ideale, nessuno si fermava per più di qualche ora, la maggior parte era gente di passaggio, stranieri in giro per affari.
Il locale non era grandissimo, ma molto accogliente: due caminetti accesi consumavano vecchi ciocchi, spandendo nell’aria un calore etereo simile ad un abbraccio amichevole.
Il mobilio era semplice e di fattura povera, un bancone che conteneva a stento il corpo grassoccio del locandiere quasi calvo, tavoli sparsi alla rinfusa nella sala, contornati da piccole ma comode panche, null’altro.
Molte lanterne ad olio pendevano dal soffitto e dalle pareti, rischiarando tutto a giorno anche nelle notti più cupe; un pertugio largo quanto il locandiere portava alla stanza sul retro, adibita a minuscola cucina di circostanza.
Non c’era nessun ricovero per i cavalli dei viandanti, poiché non erano presenti camere in cui passare la notte: in parole povere la Locanda del Pescatore era una piccola oasi in cui riposare per brevi istanti le membra affaticate e, perché no, raccontare la propria vita ad uno sconosciuto.
Osservai il cielo ancora per qualche minuto, poi varcai la soglia del locale lasciandomi alle spalle l’aria gelida dell’inverno e le prime gocce di pioggia che iniziavano a cadere.
Immediatamente si avvicinò il locandiere.
“Salve Druido, ti preparo il solito toccasana”
Annuii ed andai a sedermi in un angolo, ad un tavolo a due posti, vicino il caminetto più piccolo.
Il toccasana del locandiere era rappresentato da una brocca d’acquavite sanguigna, pane fresco e formaggio stagionato di capra, cibo semplice, ma ottimo e rigenerante.
Nell’attesa mi guardai intorno, stranamente il salone era semivuoto, un tavolo occupato da quattro sconosciuti era l’unica scena da osservare: gli altri avventori avevano preferito la sicurezza delle loro case con l’imminenza della tempesta.
Un tuono squarciò il silenzio.
“Ed ecco il cibo preferito dal Druido, il miglior Druido delle Quattro Terre Conosciute, eheheheheh”
Il locandiere sorrise mostrando i denti irregolari, posò il vassoio sul tavolo e si accomiatò senza altre parole.
Mentre addentavo il pane ripensai agli ultimi giorni che avevo trascorso nella Magica Foresta dei Druidi.
La sfortuna aveva deciso di tenermi compagnia, manifestandosi sottoforma di piccoli ma continui episodi sbagliati.
Il mio lavoro alla biblioteca andava a rilento, praticamente era fermo, nonostante tutta la mia buona volontà; la voglia di studiare evaporava più velocemente di una tisana in ebollizione.
Cosa mi stava accadendo?
Perché quel periodo nero si ostinava a perseguitarmi?
A volte mi ritrovavo la sera, nella mia stanza, a pensare all’amore, alle mille emozioni che reca con se; mille dubbi popolavano la mia mente, ma non riuscivo a spegnerne nemmeno uno.
Avevo per caso voglia d’innamorarmi?
Sì, ma di una donna vera, con gli occhi che ti sondano l’anima, con…
No, non avrei mai trovato una donna così, soprattutto in questo momento, dove la mia vita stava andando a rotoli, senza che io facessi nulla per meritarlo, anzi, l’esatto contrario.
Addentai un pezzo di formaggio, il cui sapore forte e deciso risvegliò in me istinti battaglieri: spargere sangue, affondare la spada della mia incertezza nel cuore caldo e pulsante del nemico.
Lasciai morire subito quel pensiero, non si combatte una guerra con la guerra.
A volte sarebbe meglio fermarsi, fare profondi respiri, e liberare la mente da ogni pensiero negativo.
Sembrava facile…
La porta della locanda si aprì con veemenza, facendo entrare aria fredda e qualche goccia di pioggia, che ormai cadeva violentemente dal cielo sempre più nero.
Si materializzò una figura incappucciata e coperta da un lungo manto scuro.